L’epistemologia freudiana: dal Progetto a L’interpretazion dei sogni. Sull’essenza della psicoanalisi

Manuela Barbarossa alla presentazione del suo saggio sull’Epistemologia Freudiana presso la sede dell’Accademia Prisma a Milano

L’epistemologia freudiana: dal Progetto a L’interpretazion dei sogni.
Sull’essenza della psicoanalisi
di Manuela Barbarossa

Pubblicato su “Psichiatria Oggi ” gennaio 2020

Ancora oggi è importante riflettere su ciò che caratterizza
il discorso psicoanalitico. Cosa fa essere la psicoanalisi
ciò che è. Questo per salvaguardarne la sua assoluta
originalità epistemologica. Per riaffermare la sua validità
clinica e terapeutica. Per poter comprendere la relazione
della psicoanalisi con gli altri saperi. Sono sempre stata
dell’idea che la psicoanalisi, e con questo termine intendo
quella freudiana, non ne ho viste altre all’orizzonte, è ciò
che è, e che l’essenza della psicoanalisi che la qualifica e
la fa essere ciò che è, è il suo originarsi dall’interrogarsi
in modo affatto singolare, da una angolatura obliqua e
innovativa, sul soggetto che si offre al mondo attraverso
l’Io e la coscienza che lo abita. Io e coscienza. Due concetti
noti universalmente. Tutti ne parlano. A volte ne dicono
anche qualche cosa. Anna Freud ne fa il centro delle
proprie ricerche, con una rigorosità linguistico e semplificatoria tanto da offrirne una immagine cosificata.
Ronald Laing concentra le proprie ricerche sull’Io diviso
(The Divided Self) ponendolo anchegli, come Anna
Freud, al centro della sua indagine psichiatrica. La coincidenza di colui che pensa e del pensiero, nella coincidenza
di soggetto e oggetto, pongono l’Io, ancora una volta, al
centro della ricerca filosofica. Gli esempi sarebbero tanti.
Ma in verità per la psicoanalisi il soggetto del discorso,
non è mai stato l’Io, quel pronome personale singolare
della grammatica italiana, quale rappresentante di una
struttura psichica organizzata e relativamente stabile.
Quell’Io che apre al verbo essere, e che ci inoltra in un
“indicativo presente” a tutto tondo: quell’Io sono che
sembra dire tutto di sé. Una affermazione che pare determinare la soggettività senza via di scampo. Che cosa
poi mai sia questo Io sono, è tutto da vedere. L’Io dell’indicativo presente è quell’Io del sapere che precede le
scoperte freudiane, quale principio di identità cosciente,
l’Io della filosofia. L’Io della poetica. Cartesianamente è
L’Io del cogito ergo sum che coincide con la coscienza.
Quell’Io indagato dalle neuroscienze quale principio di
unità tra corpo, mente, cervello, coscienza. (Mac Donald).
Quell’Io che Freud definirà anch’egli, senza discostarsi
poi così tanto fenomenologicamente dal suo significato
“storico”, se non per la posizione psichico spaziale attribuitagli insieme a delle funzioni meno note, come la
difesa psichica. “Non è facile evitare nella psicologia
dell’Io ciò che è noto universalmente: più che di nuove
scoperte si tratterà di nuovi modi di concepire e di raggruppare”, scrive Freud Nell’Introduzione alla psicoanalisi,
vol 11, pag 173. Ma l’Io, di Freud non è il soggetto della
psicoanalisi. Si parte da lì, ma si arriva altrove. Il vero
soggetto della concezione analitica è rappresentato da
una sorta di inversione di tendenza, è in verità il Sono
Io, con tutta la complessità linguistico, semantica, simbolica, grammaticale, esistenziale, vero principio di
soggettività identificativa. E le stesse contraddizioni e
coperture e slittamenti che tale principio del Sono Io
comporta e dialetticamente innesta. Freud non lo esplicita
mai, parla come è noto di tre istanze, Io, Es, Super Io,
ma il fantasma del Sono Io aleggia per tutta l’opera,
sotterraneamente, e nell’introdurlo esplicito ciò che Freud
ha sempre sottointeso. Per comprendere questo passaggio
dall’Io sono al Sono Io psichico, ho voluto mettere a
confronto il Progetto di una Psicologia (Freud 1895) con
L’interpretazione dei sogni (Freud 1900) perchè ritengo
questi due scritti particolarmente significativi rispetto
ad altri. Intendo dire che nella vasta produzione freudiana
vi sono senza dubbio una quantità non indifferente di
saggi che meritano una attenzione specifica. Ma questi
due saggi hanno una loro sigolarità se posti uno di fronte
all’altro. E ci dicono in un certo senso se non già tutto,
molto. Il Progetto e L’interpretazione dei sogni li possiamo
considerare emblematici della più intima essenza della
psicoanalisi. Non la esauriscono tale essenza, sarebbe
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riduttivo pensarlo. Tuttavia essi hanno il merito, come
vedremo, di esplicitarla: di rendere visibile in forma chiara
e distinta ciò che caratterizza il discorso psicoanalitico,
ovvero il passaggio dell’Io sono quale principio “cosificato”
dell’essere che si origina dalla corporeità oggettivata, per
divenire principio di identità sociale e cosciente, al Sono
Io che consente la restituzione al soggetto psichico (inconscio) della parola e al corpo la significazione della
pulsionalità intesa come corrente vitale. Dalla Fisica alla
Metafisica. Di una parola che non è semplice “dire o
comunicare qualche cosa”, come si potrebbe un po’sbrigativamente intenderla, e che così interpretata farebbe
assomigliare la psicoanalisi ad una terapia catartica tout
court. Nulla di più errato e fuorviante. La psicoanalisi
restituisce, più precisamente, alla complessa psichicità
del soggetto la facoltà di esserci, dandole per l’appunto
diritto di parola, consentendole di esistere e di dispiegarsi
al di là della coscienza e della stessa materia. Se l’inconscio
parla, come dice Lacan, ed è strutturato come un linguaggio, dobbiamo intendere che tale linguaggio ancorchè
inconscio necessiti comunque di una identità soggettiva
per definizione, un Io categoriale, che non è l’Io sono che
rimuove, cancella, perimetra, logicizza devia, ma il Sono
Io, rappresentante di quell’Io inconscio di cui poco si è
definito. La psicoanalisi, parte dell’Io sono, principio di
costituzione corperea per giungere a far “parlare” il soggetto psichico per eccellenza, l’anima (dal latino anima,
dal greco ànemos, soffio, vento,) che trascende la materia,
tanto invisa alla scienza poichè appunto immateriale,
(ciò che è immateriale è considerato etereo, vago e
vano,forse facendo proprio il detto popolare “occhio non
vede, cuore non duole!”), anima che giunge a coincidere
con il sono Io della psicoanalisi. Come è mai possibile
dare diritto di esistenza all’immateriale? Ma questa è
forse una questione di superbia umana rimasta irrisolta.
L’immateriale non ha necessità che qualcuno lo faccia
esistere, poiché parla e nel suo parlare esiste e produce
effetti. Esiste in sé e per sé. La questione è riconoscerlo
e dunque offrirgli ri-conoscenza. L’Io sono è quel principio
logico categoriale di esistenza, reificazione corporea del
verbo essere, che annuncia che Io sono (Io ci sono). Sono
Io è il principio dell’essere ciò che sono e affonda le radici
altrove, nella storia personale e antropologica dell’essere
consegnata nell’inconscio e nella struttura pulsionale.
Slittamento del materiale nell’immateriale. Dalla coscienza all’inconscio. Una sorta di “anima est forma
corporis” In questo senso confrontare il Progetto (Freud,
1895) con L’interpretazione dei sogni (Freud, 1900), significa riconoscere questi due scritti come quelli inizialmente più rappresentativi dell’evoluzione della ricerca
freudiana, ci consente di cogliere alcuni passaggi fondamentali inerenti la costituzione della psicoanalisi e di
avvicinarci, di conseguenza, alla sua specificità. Alla sua
essenza. Il discorso psicoanalitico è caratterizzato dalla
sua posizione assolutamente “eterodossa” in campo psicologico per ciò che concerne il soggetto psichico. E’dunque necessario soffermarsi proprio sullo scritto di Freud
del 1895, Progetto di una psicologia, considerato da molti
storici della psicoanalisi come un documento che attesterebbe l’esistenza nel pensiero freudiano di una iniziale
tendenza meccanicistica e biologico-fisicalistica, connessa
ovviamente alla formazione medica di Freud e all’ambiente
scientifico dell’epoca nel quale egli, come è noto, matura
le proprie innovative concezioni. Tale iniziale tendenza
lo avrebbe indotto a porre in essere il proposito di costruire
una sorta di mappatura quantitativo-formale riduttiva
dei processi psichici e di redigere, conseguentemente, un
sistema generale di psicologia intesa come scienza naturale.
A ben vedere n on siamo poi così distanti dalle moderne
neuroscienze. In altri termini il Progetto rappresenterebbe
il tentativo di Freud di spiegare il funzionamento psichico
attraverso una fenomenologia esplicativa e sperimentale
in parte neurologica e in parte tratta dalla meccanica (P.
Gay, 1988. it. p. 72-72). Lo schema generale del Progetto,
come è riportato in una oramai nota lettera di Freud
inviata all’amico Filiess nel 1895 (Le origini della psicoanalisi, 950, it. p. 102), è quello di evidenziare “quale
forma prende la teoria del funzionamento psichico se vi
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si introducono considerazioni quantitative”, per giungere
a costruire “una specie di scienza economica della forza
nervosa”. Ma se rintracciamo nella speculazione freudiana
una tendenza a neurologizzare” i processi psicologici per
ridurli a leggi fisico-meccaniche, dobbiamo porci inevitabilmente un quesito: ma che cosa spinge Freud a cambiare direzione e a concepire uno scritto come L’interpretazione dei sogni, dopo aver inizialmente ideato il
Progetto? Due scritti agli antipodi. O forse no! Certo è
che nel 1895 Freud, giunto ad un punto nodale delle
proprie ricerche sui fenomeni isterici – dalla cui indagine
aveva preso le mosse per elaborare la teoria delle nevrosi
– decide di dedicarsi alla stesura di una psicologia, da lui
stesso definita “una psicologia per neurologi”, che tuttavia
resterà incompiuta. Il Progetto sarà infatti solo abbozzato
in forma di appunti. Freud scriverà circa cento cartelle e
il testo verrà pubblicato postumo, nel 1950. Ma anche se
esso è e resta uno scritto incompiuto, il Progetto rappresenta una pietra miliare nella storia della psicoanalisi e
quello che risulta assolutamente illuminante relativamente
all’interrogativo che ci siamo posti, è che l’idea di tradurre
i processi psichici in processi organici, e dunque di rappresentarli tramite “metafore” meccanicistiche, si affaccia
nella mente di Freud nella primavera del 1895, quando
cioè, questo va ribadito, le basi teoriche e cliniche del
discorso psicoanalitico sono state gettate. Il concetto di
inconscio, ad esempio, come quello di rimozione e di
difesa, hanno già fatto il loro ingresso nel lessico analitico
freudiano, così come l’importanza della sessualità nell’eziologia delle nevrosi era già stata individuata. Anche il
metodo di indagine delle associazioni libere aveva oramai
sostituito l’ipnosi, Il Progetto che Freud abbozza, mentre
contemporaneamente studia e approfondisce il processo
di rimozione e la funzione della difesa patologica, e mentre
studia e approfondisce la questione della sessualità e della
sua relazione con i sintomi nervosi, assume, in questo
contesto, un ruolo affatto singolare. Rappresenta, come
si è già osservato, una tendenza a ridurre neurologicamente
i processi psichici, proprio quando questi ultimi si stanno
svelando in tutta la loro portata simbolico-affettiva e
conflittuale, difficilmente riducibile a formule meccaniche
e dunque difficilmente formalizzabile. È sicuramente
importante quello che dichiara al riguardo Ernest Jones,
amico e collaboratore di Freud, nonché suo futuro biografo. A suo parere il Progetto non è poi così unilateralmente rappresentativo di un’esigenza di riduzione dei
processi psichici in processi quantificabili. Esso, agli occhi
di Jones, è, al contrario, il depositario delle due anime di
Freud, quella più conservatrice connessa al riduzionismo
fisiologico e quella più speculativo-astratto filosofica
legata al suo, neppure tanto nascosto, desiderio di fare
filosofia. (E.Jones, 1962, vol. 1, it., p. 458). Ma le due
anime di Freud identificate da Jones non potrebbero
coincidere con il dualismo che da sempre attraversa il
sapere? Corpo e anima. Materiale e immateriale. Io sono
— Sono Io? Nel Progetto troviamo infatti, a ben vedere,
pochi riferimenti alla ricerca empirica, mentre, al contrario, sono presenti molti ragionamenti deduttivi e altrettante ipotesi su possibili, quanto improbabili, costrutti
fisicalistici. (E. Hones, 1962, it., p. 459). Tuttavia, se è
indiscutibile, come sostiene Jones, che in Freud convivano
due anime antitetiche, ciò che lo induce a scrivere il
Progetto è forse una motivazione più complessa, e per
noi più interessante e illuminante. Il passaggio che non
dobbiamo in nessun modo perdere di vista, contiene
infatti l’esplicitazione di questa motivazione che a tutt’oggi
è rimasta misconosciuta. Disveliamola. Dal tentativo di
redigere una psicologia per neurologi, a suggello delle
scoperte poste in essere dall’indagine analitica sui fenomeni isterici – e che afferma il primato del quantitativo
sul qualitativo, del neurone sull’affetto e sull’emozione,
dell’organico sullo psichico, dell’Io sono, riportando la
soggettività psichica a quell’origine organico-biologica e
grammaticale (dalla quale la stessa soggettività tende ad
emanciparsi) Freud giunge a fondare la Psicoanalisi
sull’interpretazione dei processi onirici, quale via regia
per la comprensione della psichicità inconscia. Giunge
cioè ad affermare se non la supremazia, la pari dignità
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dello psichico e del somatico, dell’affetto e del neurone,
del qualitativo e del quantitativo. Come dirà Ferenczi in
una conferenza tenuta alla reale Società di medicina di
Budapest nel 1909, l’assunzione da parte della psicoanalisi
del Sogno quale momento elettivo di indagine della
psichicità, costringe la scienza a riconoscere l’esistenza
di un sapere che è sempre stato considerato erroneamente
marginale ed inutilizzabile per il progresso della conoscenza. Questo, lo ripeto, diceva Ferenczi del 1909 (S.
Ferenczi, 1922, it., pp. 38 e sgg.). Il Sogno, l’importanza
che ad esso è conferita dalla psicoanalisi, attraverso il
quale la psicoanalisi stessa alla fine dell’ottocento incomincia ad afferrare e ad affermare la propria ragion
d’essere, rimette sulla scena della ricerca scientifica l’dea
di una misconosciuta complessità dinamica della soggettività, rispetto alla quale l’oggettivazione quantitativoformale e la reificazione scientifica appaiono oltremodo
riduttive e falsificanti. L’Interpretazione dei sogni è del
resto considerato lo scritto freudiano che ufficializza la
nascita della psicoanalisi. I sogni, nulla di più fantasmatico. Non solo perchè in esso sono contenute le principali
intuizioni teorico-cliniche che andranno poi a formare
il corpus centrale della concezione analitica. E neppure
esclusivamente perchè tali intuizioni sono tematizzate e
svolte in una cornice concettuale ben diversa da quella
del Progetto e che riconosciamo immediatamente come
eminentemente psicoanalitica, ovvero svincolata da una
subalternità ad assunti fisicalistico-organici che pure
assume e riformula. Ma perchè in quest’opera Freud legittima in presa diretta l’esistenza dell’inconscio e la
supremazia del Sono Io (e non qualcun altro) simbolico,
rispetto all’Io sono del verbo essere categoriale, razionale
e sociale. Analizzare i sogni, riconoscerli come rappresentativi della psichicità profonda, interpretarli ravvisando
in essi una logica affatto differente da quella che governa
la coscienza, significa innanzi tutto concepire l’idea
dell’esistenza di una soggettività altra in divenire, costituita da sfumature e rappresentazioni ad essa stessa
estranee e da un linguaggio, quello onirico, che tale
soggettività produce per poi estranearsene e percepirlo
come altro da sé. Chi sogna è il Sono Io, al risveglio
prende il sopravvento l’Io sono. Di una soggettività,
dunque, alienata, che non si possiede, che non è presente
a se stessa, che si perde nell’inseguire un Io sono sociale,
grammaticale, identitario immaginariamente, fuorviante
e proprio per questo capace di creare sintomi, linguaggi
simbolici che poi rigetta o che, una volta obiettivati, non
comprende. In questo senso, la donazione di senso, la
malattia nevrotica e la psicosi sono certamente destinate
ad assumere un differente significato da quello sino ad
allora conferito loro. Stabilito dunque che il Progetto è
l’espressione dell’esigenza da parte di Freud di costruire
una psicologia per neurologi, mentre L’interpretazione
dei sogni ufficializza la nascita del discorso psicoanalitico,
potremmo avanzare l’ipotesi che il Progetto rappresenti
in questo percorso evolutivo della psicoanalisi una sorta
di “autorassicurazione” costituita da quel perimetro riduttivo che ogni formalizzazione genera in virtù dell’ordinamento razionalizzato dei dati che la qualifica. Una
sorta di “autorassicurazione” protettiva e consolatoria
che assume la funzione di arginare la vastità delle problematiche e delle questioni che l’analisi dei sintomi
nervosi aveva portato alla luce facendo intravvedere
quell’“anima” tanta invisa alla scienza. Basti al riguardo
pensare al ruolo attribuito da Freud all’inconscio nella
costituzione della soggettività psichica in un’epoca in cui
la gnoseologia tradizionale identificava la soggettività
con la coscienza o anche al ruolo attribuito dalla psicoanalisi alla sessualità e al conflitto nella formazione di
patologie nervose. Problematiche e questioni che, come
dicevo, introducono la ricerca analitica a riflessioni di
carattere filosofico-morale, a tratti metafisico, e non
esclusivamente o prioritariamente neurologico o meccanico-fisiologico. Come si potrebbe del resto rendere ragione della complessità contenutistico-fenomenologica
di un processo come quello della rimozione rappresentandolo, ad esempio, attraverso una formula chimica? Il
Progetto, in questa cornice, si svela come una grande
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costruzione difensiva nei riguardi di scoperte decisamente
scomode, una sorta di “passo indietro” o di “scarto laterale” nel senso di un recupero di quelle categorie scientifiche, rassicuranti, adeguate socialmente, più atte a
rappresentare in modo innocuo e schematico un sistema
di relazioni che sfugge alla stessa formalizzazione categoriale intesa kantianamente. Una grande costruzione
difensiva che tenderebbe a mascherare, attraverso un
complesso processo di razionalizzazione, ciò che la psicoanalisi era andata disvelando. È pur vero che nel Progetto
troviamo in nuce alcune delle questioni inerenti, ad
esempio, il sogno e il processo psichico della rimozione,
che saranno in seguito ripresi e riformulati nei vari passaggi che caratterizzano lo sviluppo del pensiero psiconalaitico. Ma è altrettanto indiscutibile che tali questioni
fondamentali nel Progetto non assumono quella carica
ideativa eterodossa e gnoseologica che li caratterizza
proprio perchè ridotti entrambi i processi a formule
quantitativo-fisologiche. Non si può far quadrare il cerchio. E poi perchè mai dovrebbero quadrare. Ritorna alla
mente la differenziazione hegeliana tra la logica contenutistica e logica formale. Se infatti è fondamentale la
scoperta del fenomeno psichico della rimozione, tale da
divenire uno dei temi cardine del discorso psicoanalitico
come la stessa interpretazione dei sogni, è altrettanto
fondamentale trattare la rimozione o l’interpretazione
dei sogni notturni con categorie concettuali adeguate
all’oggetto, in grado di comprenderne la complessità
soggettiva e di rappresentarne i contenuti, non solo le
dinamiche formali e neurologiche che li generano. Freud
è colui che scopre l’esistenza e la portata simbolico-fenomenica dell’inconscio e che identifica nel sogno la via
regia per l’indagine della psichicità rimossa e misconosciuta. Nel sogno, in quell’attività cerebrale notturna da
sempre appannaggio di poeti e filosofi che produce immagini, suoni, colori che al soggetto appaiono come reali,
ma che alla fine del 900 apparteneva più all’arte “divinatoria” che alla scienza rifacendosi forse alle teorie di
Artemidoro o di Schopenhauer che aveva scritto un
Saggio sulla visione degli spiriti, ipotizzando un rapporto
tra questi e i contenuti onirici. Attenzione. Freud è colui
che nella notte tra il 24 e il 25 luglio del 1895 fa il sogno
di Irma, un sogno divenuto famoso nella storia della
psiconalaisi che quattro anni più tardi riporterà nell’Interpretazione dei sogni. Freud considera il sogno di Irma
assolutamente fondamentale, poiché è il primo sogno
che analizza dettagliatamente e che gli svela, nel vero
senso della parola, il segreto racchiuso nell’attività immaginifica notturna. Non solo. Il sogno di Irma rappresenta per Freud la dimostrazione che ciò che caratterizza
la psichicità è il simbolico, e che nel simbolismo onirico
ravvisiamo una produzione psichica che assume anche
una funzione di rappresentare per via allucinatoria desideri, paure, parti misconosciute. Talvolta soluzioni. Magia!
Ma il sogno di Irma, posteriormente, a mio giudizio,
riveste una importanza ancora più centrale anche per un
altro motivo. Nel rileggerlo e reinterpretarlo alla luce di
quanto sino ad ora detto e di tutte le ulteriori scoperte
freudiane che seguiranno e che andranno a formare la
concezione metaspicologica, propongo una sua differente
interpretazione da quella proposta da Freud, a riprova
dell’ipotesi che ho formulato poc’anzi che identifica Il
Progetto del 1895 come una grande costruzione difensiva
del pensiero ferudiano prodotta dall’Io. Facciamo accomodare Freud sul lettino e ascoltiamo virtualmente il
suo racconto del sogno di Irma. Come si diceva Freud fa
questo sogno nel luglio del 1895 e poco dopo un mese, a
partire dall’agosto dello stesso anno l’idea di scrivere il
Progetto che tanto lo aveva entusiasmato, assorbito, a
tratti esaltato intellettualmente, certo di avere trovato la
giusta strada che lo avrebbe condotto a definire in chiave
neurofisiologica la spiegazione dei processi psichici, incomincia a vacillare, per poi arenarsi definitivamente. Il
sogno di Irma diviene un vero e proprio ponte. In una
lettera inviata in questo stesso periodo all’amico Fliess,
Freud scrive infatti di non avere più tanto entusiasmo,
di non provare più un grande interesse a continuare a
scrivere Il Progetto. E sempre in una lettera a Fliess del
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1895 giunge ad affermare che neppure si spiega lo stato
mentale in cui ha concepito l’idea di scrivere una psicologia per neurologi che gli appare come una specie di
aberrazione. “Non capisco più” — scrive Freud — “lo
stato mentale in cui ho concepito la psicologia” (Le origini,
1950, it., p. 115), mentre in un’altra lettera datata 1 gennaio
1896 comunicava ancora all’amico Fliess che aveva osservato che mentre lui tentava “per le vie traverse della
medicina” di raggiungere il suo “primo ideale, la comprensione fisiologica dell’uomo”, (e dunque afferma il
primato dell’io sono). Ma egli nutriva “segretamente la
speranza di arrivare per le stesse vie al mio primo obiettivo,
la filosofia” (ibidem, it., p. 121). Agli inizi del 1896, qualche
mese dopo aver accantonato l’dea di redigere il Progetto,
Freud pubblica uno scritto intitolato L’ereditarietà e
l’etiologia delle nevrosi dove, per la prima volta, si avvale
del termine “psicoanalisi” come se tale impiego in questo
preciso contesto volesse significare una sorta di cesura,
una “nascita” simbolica della nuova disciplina (S. Freud,
1896, it., vol. 2, p. 289), che troverà il suo apogeo affermativo nella pubblicazione della Traumdeutung (L’interpretazione dei sogni). L’abbandono dell’idea di scrivere
il Progetto dopo il sogno di Irma, può dunque essere
interpretato come il superamento da parte di Freud
proprio di quell’impasse difensiva che lo aveva inizialmente indotto a spostare l’attenzione sulla possibilità di
“neurologizzare” le scoperte analitiche sui processi psichici,
deviandola dallo studio del loro significato simbolico,
delle loro qualità e dinamica profonda. Ma vediamo
ancora più in dettaglio il sogno di Irma. Nel 1895 Freud
ha in cura una giovane donna il cui trattamento analitico
incontra solo un successo parziale. Un collega di Freud
che aveva avuto occasione di incontrare casualmente
questa paziente un’estate in villeggiatura riferisce a Freud
che la donna pur stando meglio, non sta propriamente
bene. Freud ammette di avere inteso le parole del collega
come se fossero state un rimprovero. Così che, nella famosa notte tra il 24 e il 25 luglio, seguente a questo
episodio, Freud fa il “sogno di Irma” (Freud, 1900, it. Vol.
3, p. 108 e sgg). Nel sogno Freud incontra Irma che rimprovera poiché, se la donna continua a lamentare dolori
(preminenza dell’aspetto corporeo), è solo ed esclusivamente colpa sua in quanto non ha voluto accettare la
“soluzione” che le era stata offerta e prospettata, per cui
è destinata a soffrire. Irma ha infatti forti dolori allo
stomaco e alla gola/bocca; Freud si accorge allora che è
davvero molto pallida e gli viene il dubbio di non essere
stato abbastanza attento allo status organico della sua
paziente. Sempre nel sogno Freud visita Irma più attentamente in particolare nella zona gola/bocca, chiamando
a consulto dei colleghi. Egli è preoccupato di non essersi
accorto dell’esistenza in Irma di una grave affezione
organica(Freud, 1900 it.p.109 e sgg.) Si scopre poi che
una iniezione fatta dal dott. Otto con acido proprionico
pare essere la causa del malessere di Irma. Vi è un affascinante e ricco simbolismo significante nel sogno di
Freud, che meriterebbe una attenta disamina. La centralità
dell’Io corporeo 8 quell’Io corporeo è evidente, e Irma,
che si lamenta, (e sappiamo quanto il dolore fisico mini
la percezione di se stessi,) è colpevole di non avere accettato
la soluzione prospettatale. Nel sogno di Irma Freud,
infatti, sembra proprio mettere a confronto l’elemento
psichico con quello organico, oscillando nel voler identificare ora nell’uno ora nell’altro la causa del malessere
lamentato dalla sua paziente. Irma sta male perchè rifiuta
la soluzione psichica o perchè è soggetta ad una affezione
organica? Tra l’altro Freud, che nel simbolismo onirico
del sogno in questione tende a porre in primo piano
l’aspetto organico,—fors’anche perchè attribuendo ad
esso la “colpa” del malessere di Irma oltre che alla puntura
fatta dal dott. Otto, Freud “risponde al “rimprovero” del
suo collega—connota quest’ultimo comunque di un’aura
immaginifica concentrando i “segni” dell’infezione di
Irma nella bocca/gola, organo attraverso il quale i pazienti
di Freud parlano e raccontano spontaneamente i loro
sogni, i loro segreti e malesseri, indicando la direzione
da intraprendere per la comprensione dei dinamismi
inconsci. I pazienti, infatti, invitati ad esprimersi libera-
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mente e a comunicare tutto ciò che potesse venire loro
in mente senza opporre resistenza al flusso delle idee e
delle immagini, raccontano a Freud i loro sogni notturni,
svelando in tal modo, senza rendersene conto, la loro
importanza. Abbandonano l’Io soggetto a regole logiche
e razionali lasciano parlare il Sono Io. Il Progetto del
1895 e L’interpretazione dei sogni che in questo contesto
rappresentano rispettivamente il versante organicobiologico (L’Io sono) e quello psichico-simbolico, (il Sono
Io) si determinano dunque come raffiguranti una posizione
gnoseologica ambivalente che troverà comunque in Freud
la propria risoluzione attraverso la rinuncia all’uilizzo
difensivo dell’impostazione meccanicistica e la pubblicazione dello studio sul lavoro onirico. Irma, non dobbiamo dimenticarlo, nel sogno raccontatoci da Freud,
somatizza il proprio malessere mentre è in analisi e lamenta
di non stare bene nonostante un miglioramento. E se è
vero che attraverso il sogno di Irma Freud rappresenta la
propria condizione psicologica, forse il proprio malessere,
potremmo anche osservare che Irma sembra voler rifiutare
la “soluzione” psicoanalitica convincendosi di soffrire a
causa di un’infezione organica. Il saggio di Freud sui
sogni sembra così proporsi come una sorta di superamento
di una “impasse” e nel contempo come una sintesi dialettica degli aspetti primordiali e biologici della soggettività e di quelli simbolico-razionali, sintesi che, attraverso
l’indagine sul lavoro onirico mostra l’emergere del pensiero
logico-causale a partire dalle sue premesse pulsionali e
inconsce. In questo senso, il rapporto che abbiamo mostrato esserci tra il Progetto e L’interpretazione dei sogni
richiama alla mente la relazione che potrebbe esistere tra
un testo “scolastico” che “procede per definizioni precise,
ciascuna circoscritta nei suoi propri limiti” (De Negri,
1949, it., p. XV) e uno “dialettico” che tende invece a
voler mostrare il nesso di tutto con tutto e a disciogliere
l’universo materiale” — nel caso specifico quello organicobiologico — e quello “mentale” — ovvero quello razionale
—“in una corrente di fluidità” (De Negri, ibidem). Quella
fluidità del Sono Io, principio di identità soggettiva
connessa alla propria storia depositata nell’inconscio,
che confligge con L’Io sono razionalizzato e sociale connesso alla rimozione a all’adeguamento al reale. La potenza
simbolica dell’enunciazione Sono Io, decreta il successo
del principio di individuazione, in quanto alla complessa
domanda “chi sei?” L’unica risposta possibile e credibile
è… “Sono Io”.
Afferenza dell’autore:
Psicoanalista
Presidente e Fondatrice dell’Accademia di Filosofia PRISMA
Presidente e Fondatrice dell’Associazione A.I.V.I